L’Europa vara il primo regolamento completo sull’Intelligenza Artificiale.
Una legge storica, la prima al mondo. Con l’approvazione definitiva dell’AI Act, le organizzazioni che usano sistemi di IA o intendano farlo, devono iniziare ad affrontarne gli effetti.
Tutte le imprese che operano all’interno dell’UE, o quelle extra europee che forniscono beni o servizi a consumatori UE, siano esse fornitori, utenti, importatori, distributori o produttori di sistemi di Intelligenza Artificiale, devono garantire il rispetto dei requisiti indicati nel Regolamento.
Ma in cosa consiste concretamente?
Prima di tutto, la normativa classifica i sistemi AI in diverse categorie di rischio, in base al loro potenziale impatto sugli utenti, sui loro diritti e sulla società.
Nello specifico, vieta qualsiasi sistema di Intelligenza Artificiale che cerchi di manipolare il comportamento umano, sfruttare le vulnerabilità o supportare il punteggio sociale delle persone da parte dei pubblici poteri.
Alcuni esempi di attività vietate: l’estrazione delle immagini facciali da Internet per creare database, il riconoscimento delle emozioni (soprattutto sul luogo di lavoro, nel campo dell’istruzione, ecc), la manipolazione politica o lo sfruttamento delle vulnerabilità degli individui tramite contenuti dannosi o che creano dipendenza.
Anche per le società che progettano software che generano autonomamente contenuti complessi come testo o video la questione si complica: essi dovranno “documentare e rendere disponibile al pubblico una sintesi dell’uso dei dati di addestramento protetti dalla legge sul diritto d’autore”, ovvero documentare le opere utilizzate per produrre i testi, anche se per ora tali obblighi non sembrano sufficienti ad introdurre un efficace strumento di protezione della proprietà intellettuale.
Tanti sono ancora i dubbi e le criticità che emergono in merito a questa normativa, ma sicuramente si tratta di un primo grande passo avanti per la tutela della collettività.
(Fonte: agendadigitale.eu)